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The National Geographic Magazine: la Terra, come la conosciamo ora, sarà salvata o persa?

02apr2020

The National Geographic Magazine è una rivista mensile della National Geographic Society, pubblicata in moltissimi Paesi del mondo e tradotta in 31 lingue diverse, contando il numero di ben cinquanta milioni di lettori al mese.  La copertina dell’ultimo numero esplora due futuri nettamente differenti per la terra, tra 50 anni. L’interrogativo è: “La Terra, come la conosciamo ora, sarà salvata o persa”?
Questo mese ricorre il 50 ° anniversario della Giornata della Terra. Le Nazioni Unite celebrano l’Earth Day ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile.  Per l’occasione, il National Geographic Magazine ha creato, per la prima volta nella sua storia, un numero che può essere letto anche “capovolto”: due riviste in una, per rivisitare  le lotte ambientali dell’ultimo mezzo secolo e guardare al mondo in cui abiteranno i nostri discendenti nel 2070, quando si festeggerà il 100 ° anniversario dell’Earth Day. Emergono due scenari contrapposti. 

Sulla copertina della rivista, c’è una Terra verdeggiante. E’ la visione ottimista, che vede un mondo che è cambiato – pur non potendo annullare gli effetti di alcuni danni – dove le tecnologie saranno sfruttate per “nutrire una popolazione più ampia, fornire energia a tutti, iniziare a invertire i cambiamenti climatici e prevenire la maggior parte delle estinzioni ”, scrive Emma Marris che cura questa parte della rivista.  “Il desiderio pubblico di fare qualcosa sta esplodendo per le strade … Proprio come nel 1970, il crepitio elettrico del cambiamento culturale è ancora una volta nell’aria. Credo che costruiremo un buon 2070…”.
Capovolgendo la rivista la Terra è arida. Elizabeth Kolbert guarda a una nuova normalità di “alluvioni in una giornata di sole”, quando l’alta marea farà sgorgare acqua nelle città costiere degli Stati Uniti, e la maggior parte degli atolli sarà inabitabile. Questa è la Terra di lunghe siccità, ondate di calore mortali, tempeste violente e altro ancora. “Potrei continuare e elencare gli impatti pericolosi dei cambiamenti climatici“, scrive Kolbert, “ma allora potresti smettere di leggere“. La scrittrice non trova prove del fatto che affronteremo quelle e altre minacce abbastanza velocemente da impedire loro di sopraffare noi e il mondo naturale.
Le storie della rivista riflettono realtà divergenti e secondo il National Geographic Magazine è impossibile sapere ora chi avrà “ragione”.

La risposta, secondo noi, arriva dal movimento giovanile che a partire dalla primavera 2019 è sceso nelle piazze, appoggiato dagli scienzati sulla base di  argomentazioni scientifiche (qui la lettera “Concerns of young protesters are justified”, pubblicata su Science) e anche dai media, che hanno riscoperto il tema climatico.


Molto di questo movimento è stato generato dalle proteste di una ragazzina svedese, Greta Thunberg, che ha le idee chiare su quello che  dovrebbe essere il modo di agire di ognuno, da subito.

Voi dite che nella vita non c’è solo il bianco e il nero” dice Greta Thunberg, leader del movimento giovanile. “Ma è una bugia. Una bugia molto pericolosa. O evitiamo l’aumento della temperatura di 1,5 gradi, oppure no.
O evitiamo di innescare una reazione a catena irreversibile che sfuggirà a qualsiasi controllo umano, oppure no.
O scegliamo di voler esistere ancora come civiltà, oppure no
. E questo è bianco o nero”.
Alcuni dicono che dovrei essere a scuola, dicono che dovrei studiare per diventare una scienziata climatica così potrei risolvere la crisi climatica.
Ma la crisi climatica è già stata risolta abbiamo già tutti i fatti e  le soluzioni.
Dobbiamo solo svegliarci e cambiare.
Perché dovrei studiare per un futuro che presto non ci sarà più?
Quando nessuno fa niente per salvarlo?
E perché imparare a scuola quando i fatti più importanti, forniti dalla scienza esatta dello stesso sistema scolastico, sono chiaramente privi di valore per i nostri politici e la nostra società?
Si, abbiamo bisogno della speranza, certo che ne abbiamo bisogno,  ma c’è una cosa che ci serve più della speranza: è l’azione!
Quando iniziamo ad agire c’è speranza dappertutto, anziché cercare la speranza cercate l’azione.
Allora, solo allora, la speranza verrà. “