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Francis Hallé e l’Architettura degli alberi

22gen2016

25-radeauNon esiste nessuna tecnologia, neppure la più sofisticata, che raggiunge la complessità e la perfezione degli alberi“. Francis Hallé è uno dei più grandi esperti delle foreste primarie, ovvero quegli ecosistemi “vergini” rimasti incontaminati per millenni e oggi pericolosamente minacciati.
Nel film Il était une forêtC’era una foresta, si vede Hallé seduto su un ramo, a venti metri da terra, in cima a un Moabi, uno dei giganti della foresta in Gabon. Il botanico francese è infatti il protagonista del film di Luc Jacquet, il regista che ha firmato il documentario La Marcia dei pinguini, premio Oscar nel 2006. Presentato in anteprima italiana nel 2014 al Sottodiciotto Film Festival di Torino, il film è nato come una sfida: raccontare, attraverso il mezzo espressivo che più di ogni altro è consacrato all’azione, la vita apparentemente statica di una foresta.

canopyraft3Francis Hallé ha cominciato a studiare le foreste primarie tropicali oltre cinquant’anni fa, quando la deforestazione era appena cominciata. Durante gli anni Ottanta ha organizzato un laboratorio scientifico mobile, Radeau des cimes, la zattera delle cime, che ha utilizzato per studiare gli alberi presenti nelle giungle del Sudamerica, dell’Africa, del Madagascar.
Un laboratorio di circa 300 mq, fatto di corde intrecciate e appeso ad un dirigibile. E poi sono arrivati “l’icos”, una casa per i botanici, un icosaedro a venti facce deposto sulla zattera; la “bulle”, una scialuppa con cui un singolo può salire sulla foresta con l’aiuto di un pallone ad elio appeso ad un cavo che corre per chilometri sopra le cime degli alberi.

Capire l’albero vuol dire compiere una rivoluzione intellettuale. L’ albero è un essere allo stesso tempo unico e multiplo! L’uomo possiede un solo genoma stabile. Negli alberi si trovano forti differenza genetiche secondo le branche: ciascuna può avere il suo genoma, l’albero non è un singolo individuo ma una colonia, come la scogliera di un corallo”. La loro morte è sempre dovuta a fattori esterni, una inondazione, il freddo improvviso, un incendio, la sega del boscaiolo. Negli animali e negli uomini i geni si spengono per un meccanismo biochimico che è all’origine della senescenza. Ci sono alberi e piante che sembrano sfuggire a questo processo grazie alla loro crescita “ritmica”.
ARCHItettura degli alberi 1Un albero può essere visto come un organismo modulare che si sviluppa secondo il proprio patrimonio genetico, in funzione della propria complessità strutturale e dell’ambiente in cui vive.
La modellizzazione della crescita dell’albero e della sua forma “architettonica”, attraverso l’analisi di processi diversi (conduttività idraulica, fotosintesi, allocazione dei fotosintetati, biomeccanica, etc.) permette di ricostruire gli avvenimenti della crescita e della ramificazione: in una sola parola è possibile ricostruire la storia di un albero.
Francis Hallé ha definito 22 diverse modalità di crescita negli alberi, codificando altrettanti “modelli architettonici”, basandosi su tre semplici criteri: verticalità o orizzontalità delle branche, modalità di crescita del fusto, disposizione delle inflorescenze.
La sua scuola, a Montpellier, e i suoi allievi, come Christophe Drénou, hanno implementato i modelli di accrescimento delle diverse specie di alberi, integrando dati biomeccanici e biologici osservabili nelle diverse fasi di crescita e maturità di un albero.

 


  • “Il botanico rampante dei Tropici”, La Stampa, Marzo 2009
  • La Repubblica, 13 Dicembre 2007
  • Sito sull’Architettura degli alberi. www.architetturadeglialberi.it